Imprese sempre più gravate dalle tasse, imposizione fiscale oltre il 65 per cento

 

(Pubblicato sul sito ilVibonese.it il 18.11.2015) 

Ogni anno una Piccola-media impresa italiana deve sborsare in media il 44 per cento del suo fatturato solo per Ires e Irap. E la percentuale schizza se si prendono in considerazione le altre imposte indirette.

Uno studio effettuato dall’Osservatorio bilanci del Consiglio nazionale dei commercialisti col Dipartimento di economia dell’Università di Genova, ha rivelato che il dato relativo al peso dell’imposizione sulle imprese è oscillato, nel quinquennio 2009-2013, tra il 41% e il 51%. La pressione fiscale diretta che grava sulle PMI italiane è pari al 44%, in media.

Lo studio precisa che la valutazione è stata effettuata prendendo in considerazione il costo per imposte, correnti e differite, relativo a Ires e Irap. Non è stato considerato il “total tax rate”, che viene calcolato dalla Banca Mondiale sulla base anche di altre imposte e tributi che gravano sulle imprese ogni anno, che per le imprese italiane viene stimato, con riferimento al 2015, nell’ordine del 65,4%. Il dato diventa particolarmente allarmante in considerazione del fatto che lo studio si riferisce ai soli settori industria, commercio e servizi e include le piccole imprese oltre alle medie e alle grandi, escludendo i settori finanziario e le micro imprese.

Risulta evidente la ragione per cui piccole e medie imprese fanno enorme fatica a stare sul mercato. In questo solco, alleggerire la pressione fiscale diventa elemento essenziale per garantire la sopravvivenza delle imprese. Il superammortamento del 140 per cento di cui abbiamo già parlato va in questa direzione, ma da solo non è assolutamente sufficiente a salvaguardare le imprese dal baratro.

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Per ridurre la pressione fiscale sulle imprese i commercialisti che hanno effettuato lo studio propongono il ricorso a ulteriori misure, come un incremento della percentuale di deducibilità degli interessi passivi, oggi limitata ad una misura pari al 30% del risultato operativo lordo, in quanto l’incremento della percentuale di deducibilità, oltre ad accelerare il recupero fiscale delle eccedenze di interessi passivi maturate negli anni scorsi, potrebbe dunque fungere anche da volano per l’incremento degli investimenti futuri da parte delle imprese, con positivi effetti anche sulla ripresa del ciclo economico.

In più la Legge di Stabilità 2016 in fieri ripropone la possibilità di rivalutare i beni di impresa risultanti in bilancio al 31 dicembre 2014, dietro pagamento di un’imposta sostitutiva, nonché la possibilità di affrancare il saldo attivo di rivalutazione con un’imposta sostitutiva del 10%. L’occasione potrebbe essere propizia – secondo i commercialisti – per riaprire i termini per l’affrancamento dei saldi attivi risultanti dalle precedenti rivalutazioni all’epoca non affrancati per carenza di risorse finanziarie da parte delle imprese. L’affrancamento libererebbe dunque tali riserve rendendole utilizzabili per scopi produttivi, oggi impediti da una tassazione ordinaria troppo gravosa.

A ciò si aggiunga che la via maestra rimane una rideterminazione delle aliquote che oggi appaiono assolutamente eccessive ed abnormi, anche in considerazione dei servizi assolutamente fatiscenti che lo Stato offre all’economia, con una burocrazia assolutamente elefantiaca ed una giustizia lumaca che rallentano i processi di crescita e limitano in maniera assolutamente significativa gli investimenti. Apparentemente complesso, ma in realtà è molto semplice considerato che studi significativi effettuati dimostrano che gran parte delle risorse pubbliche finiscono in sprechi e malaffare.

Avv. Iconio Massara - Specialista in Diritto Tributario